A che punto le ricerche sul vaiolo nella cura dei tumori?

Da un pdf del settembre 2011 Camera dei Deputati
link testo originale
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed525/pdfbt41.pdf
Per sapere – premesso che:
la terapia virale potrebbe rivelarsi in
futuro un’arma chiave nella lotta contro il
cancro. Risultati incoraggianti arrivano da
una sperimentazione clinica in cui, per la
prima volta, una terapia anti-tumorale a
base di un virus parente del vaiolo, iniet-
tato per via endovenosa, si è dimostrata
efficace nell’attaccare solo le cellule ma-
late, lasciando invece intatti nell’uomo i
tessuti sani. Il
trial
, coordinato dal dottor
John Bell dell’
Ottawa Hospital Research
dell’università di Ottawa, in Canada, è
stato effettuato su 23 pazienti colpiti da
diversi tipi di cancro, in fase avanzata. Su
di loro, documentano Bell e colleghi su
Nature, è stato utilizzato il virus JX-594,
ottenuto modificando geneticamente un
ceppo virale usato comunemente come
vaccino contro il vaiolo, reso ancora più
potente contro i tumori. Che si è rivelato
capace di distinguere le cellule sane da
quelle malate, attaccando solo queste ul-
time. E, ancora più inaspettatamente, per
una fase di sperimentazione iniziale come
quella descritta dagli scienziati, è riuscito
a tenere sotto controllo la crescita della
malattia e in alcuni casi a farla regredire,
con pochissimi effetti collaterali per i
pazienti;
« Da diversi anni si studiano i virus
oncolitici – capaci cioè di uccidere le
cellule tumorali – come possibile strada
per combattere il cancro, ma finora non
c’erano stati risultati neppure paragonabili
a quelli descritti in questo lavoro », spiega
il dottor Francesco Bertolini, direttore del-
l’unità laboratorio di ematoncologia cli-
nica dell’Istituto europeo di oncologia.
« C’era un generale scetticismo sulla reale
possibilità di riuscire a colpire selettiva-
mente le cellule tumorali, senza effetti
collaterali », continua, « e per questo il
risultato ottenuto è molto importante ».
Un altro articolo a firma di Evanthia
Galanis, della Mayo Clinic di Rochester,
sempre su Nature, lo definisce una « pietra
miliare ». Bell e colleghi hanno testato sui
pazienti cinque diverse dosi del virus JX-
594 e dopo una decina di giorni hanno
effettuato delle biopsie. In sei degli otto
pazienti trattati con le dosi più elevate si
è vista una regressione o stabilizzazione
del tumore. Con effetti collaterali molto
lievi, paragonabili ai sintomi di una leg-
gera influenza, durati meno di un giorno;
« È la prima volta nella storia medica
che una terapia virale ha mostrato in
modo coerente e selettivo una replicazione
nei tessuti cancerosi, dopo la somministra-
zione endovena », ha dichiarato il dottor
Bell, senza nascondere il proprio entusia-
smo, convinto che un giorno virus ed altre
terapie biologiche potranno davvero tra-
sformare il nostro approccio nella cura del
cancro. Il fatto di essere riusciti a veico-
lare uno specifico gene solo nelle cellule
tumorali è un progresso significativo, con-
ferma il dottor Bertolini, che apre nuovi
scenari: « Potrebbe rappresentare l’ap-
proccio giusto per far arrivare là dove
servono, farmaci specifici, che oggi non si
veicolano con la stessa efficacia ». In più il
metodo si è rivelato efficace in pazienti
affetti da diversi tipi di tumore, dal me-
sotelioma al cancro al polmone o alle
ovaie. E l’efficacia del controllo della cre-
scita tumorale, che ha sorpreso i ricerca-
tori, è « davvero poco comune in una fase
di sperimentazione, volta a valutare la
sicurezza di un trattamento sui pazienti e
la sua fattibilità », aggiunge l’esperto;
la cautela però rimane d’obbligo, sot-
tolinea il professor Alberto Mantovani,
direttore scientifico dell’istituto clinico
Humanitas e docente all’università di Mi-
lano. Si tratta di una sperimentazione
iniziale « in cui sono state viste risposte,
ma non guarigioni », commenta il profes-
sore. Di certo l’approccio è originale, e
combina due strade che hanno fatto re-
gistrare i progressi più interessanti nella
lotta contro la malattia, supportate stori-
camente dall’Airc, Associazione italiana
per la ricerca sul cancro, aggiunge: « Le
strategie mirate contro le alterazioni delle
cellule tumorali e l’attivazione del sistema
immunitario contro la malattia ». Ora il
virus andrà testato su un maggior numero
di pazienti per verificarne la reale effica-
cia. E la strada davanti « è ancora lunga »,
conclude Mantovani –:
quali iniziative di competenza il Mi-
nistro intenda adottare, alla luce dei ri-
sultati dati dalla ricerca sul virus anti-
tumorale condotta dall’
équipe
del dottor
Bell, al fine di avviare una prima fase
di sperimentazione controllata anche in
Italia. (4-13334)

Dopo le incoraggianti notizie, che fine hanno fatto gli studi?

Vedi altre info
luglio 2014
http://www.lastampa.it/2014/07/23/scienza/benessere/medicina/terapia-virale-per-evitare-lamputazione-di-un-arto-colpito-dal-cancro-zPLWnGIdcEDC26pjisMD4N/pagina.html




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About marisa forzani

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